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UN ARTICOLO DEL QUOTIDIANO SUL PROGETTO: IL SAN CARLO IN 10 CLIP

Lunedì 1 marzo il Quotidiano della Basilicata ha pubblicato un articolo sul "San Carlo in dieci clip", un nuovo modo di raccontare l'ospedale. Il progetto video di Marilena Cascia a cura dell'ufficio stampa. 

 
di Alessia Giammaria
"I volontari una presenza costante", "Un ospedale a misura di bimbo", "La diagnostica per immagini", "Senza colpo ferire", "Pronto soccorso" e una "Presenza costante". Questi i titoli dei primi 6 video del progetto dell'Ufficio stampa "Il San Carlo in 10 clip" che sono stati realizzati e pubblicati sul canale aziendale youtube (https://www.youtube.com/channel/UCR8RWVfjLfJpyfE1llBT96Q) dell'azienda ospedaliera. All'appello ne mancano ancora altri quattro che sono in via di realizzazione.
I clip - musiche e immagini - sono stati realizzati da Marilena Cascia, una trentenne potentina, laureata a Roma in "Scienze della comunicazione" che sta facendo la tirocinante volontaria all'ufficio stampa del San Carlo. Di ospedali, purtroppo, si parla sempre per casi di malasanità. Ed ecco allora l'idea: «perché non mostrare - ha spiegato Marilena Cascia che, come tanti giovani lucani, fino a oggi ha svolto lavori saltuari - i volti di quanti in ospedale lavorano mostrando anche il modo in cui lavorano e quali tecnologie utilizzano». Ma soprattutto i clip hanno come obiettivo «quello di andare oltre la comunicazione ufficiale» fatta di parole stringate e sintetiche - così come deve essere - «che, però, difficilmente arrivano al cuore delle persone». Ed ecco allora che la parola chiave per il progetto potrebbe essere a buon titolo narrazione emozionale. «Fare vedere - ha aggiunto Marilena - che, varcate le porte d'ingresso, esiste un mondo ma soprattutto esistono delle storie che sfuggono».
E il progetto ha preso vita anche perché Ugo Maria Tassinari, responsabile dell'ufficio stampa, ha voluto «mettere a frutto l'esperienza del racconti emozionale appreso all'Apt» in un settore «come quello della sanità» dove l'emozionalità di chi vi lavora «può rappresentare quel quid in più per una buona sanità».
Fonte: Il Quotidiano di Basilicata, 1 marzo 2016