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PRIMA GIORNATA DEI CAMICI BIANCHI. GRAZIE.

Un anno è trascorso da quel 20 febbraio in cui Annalisa Malara, anestesista dell’ospedale di Codogno, ha scoperto che Mattia, il 38enne identificato come ‘paziente Uno’, aveva manifestato la sintomatologia che poi si è rivelata essere quella da infezione da Sars-Cov2.

Da lì, un susseguirsi di immagini e storie che rimarranno scritte in modo indelebile nel libro della vita di tutti noi. E la storia non deve essere dimenticata, perché solo attraverso il ricordo e la forza della memoria, l’umanità potrà trarre insegnamenti da questa stagione di sofferenze, scandita da lutti e dalla distanza fisica tra le persone. Stagione che ancora oggi, a distanza di un anno dal suo triste avvio, non vuole lasciare lo spazio alla speranza di una vita nuova, ma che con il sostegno e la professionalità di medici e di tutte le professioni sanitarie, inizia, con la forza della scienza, ad intraprendere un nuovo cammino. A tutte queste figure professionali è dedicata la giornata di oggi. Promossa dal regista Ozpetek e da Mogol, istituita con la Legge 13 novembre 2020, la data del 20 febbraio è quella che, da oggi in poi, ricorrerà "per onorare il lavoro, l'impegno, la professionalità e il sacrificio del personale medico, sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato nel corso della pandemia da Coronavirus". La Giornata dei camici bianchi è come una rosa rossa tra le rocce brulle, un sorriso su un volto segnato dalle lacrime. Un simbolo di speranza e, al contempo, di gratitudine per tutte quelle donne e quegli uomini ‘in corsia’ che, con forza e spirito di sacrifico, hanno salvato tante vite e combattuto contro la forza invisibile di un globale, temerario e sconosciuto inquilino. Una nuova umanità, questo è l'augurio, che sappia da oggi ripartire. Dal 20 febbraio. Giorno della speranza e di una umanità viva.